San Francisco, dove l’America si abbandonò all’amore e alla poesia
Un giorno, se andrò in Paradiso, mi guarderò intorno e dirò: «Non male, ma non è San Francisco». Scriveva così il giornalista Herb Caen. Ecco quindi un itinerario «in Paradiso»
Un giorno, se andrò in Paradiso, mi guarderò intorno e dirò: «Non male, ma non è San Francisco». Scriveva così il giornalista Herb Caen, per tanti anni voce e coscienza autorevole della metropoli sulla west coast degli Stati Uniti. Guidando lungo la Highway 1 da Los Angeles, le sue parole risuonano seducenti nella mente. Come quelle delle tante persone incontrate lungo le strade della California, che alla nostra domanda su che cosa sia, per un Americano, San Francisco, ti rispondono semplicemente col nome di un’altra città: Parigi. E lo dicono con occhi entusiasti, quasi indicassero sulla mappa le coordinate dell’isola del tesoro.

La strada si inerpica vertiginosa lungo una costa deserta e primitiva, martoriata dal vento, con l’Oceano che spumeggia azzurro fino a perdersi nel sole. Baie racchiuse tra falesie che paiono crateri, vento perenne che scompiglia tutto, prati luminosi come specchi si alternano alle piccole città, dove l’anima del Pacifico indietreggia un poco regalando grandi spiagge che le mareggiate coprono di legname corroso e alghe kelp. Capita di vedere colonie di elefanti marini, ammassati a occhi chiusi nel tepore della sabbia, mentre muovono placidamente le pinne come se nuotassero.
Procedendo verso nord, la California degli aranceti si copre di bruma, vestendo i suoi abiti più romantici. Ci sono giovani intenti nel surf e coppie di anziani per mano, venuti qui a invecchiare, tra grandi case di legno dipinte di celeste e bianco, silenziosi caffè e porticcioli. Allora pensi che se San Francisco è il paradiso, non potrebbe esserci via più bella per arrivare della Highway 1. Aperta negli anni ’30, regala gli scorci più emozionanti lungo la costa del Big Sur, quei 150 km tra il fiume Carmel e San Carpoforo Creek, quando i monti Santa Lucia abbracciano l’Oceano. I ponti panoramici ad arco si susseguono a decine, mentre l’afa di Los Angeles diventa un ricordo.
Quando finalmente appare la Parigi dell’ovest, ti sembra che siano passati pochi minuti dall’inizio del viaggio. Sul cruscotto dell’auto, insieme alle guide, le poesie della beat generation – i vari Allen Ginsberg, William Burroughs e Lawrence Ferlinghetti – cresciute come fiori oltre la fredda foschia che spesso sommerge la baia. E rimangono vere le parole di Kerouac in On the road, mentre dice che all’improvviso da una cima ci apparve il panorama della bianca, favolosa San Francisco sui suoi undici colli mistici, con il Pacifico azzurro e il muro di nebbia che avanzava sull’acqua. Parole vere, cristallizzate ed eterne quanto la magica giovinezza che pare custodita qui, sospesa per opera di un fragile miracolo.
Arrivi e subito scendi dall’auto per ammirare il Golden Gate Bridge, che balugina solenne coi colori del crepuscolo. Poi, con un gesto desiderato fin da bambino, butti gli occhi nella baia, alla ricerca di quell’isola di Alkatraz che aleggia come uno spettro in un angolo del nostro immaginario. Austera, grigia, così distante dalla riva e carica di storie che ne impregnano la roccia; rivedi Morris e i suoi compagni mentre affondano nell’acqua nera, aggrappati a zattere fatte con impermeabili e mastice, e ti chiedi se sia mai stata realmente possibile una qualche fuga.

San Francisco, dicono gli Americani, è la città dove ci siamo abbandonati all’amore e abbiamo imparato a gridare. La città non è stata infatti solo la culla della beat generation, la cui voce ancora oggi risuona lungo Jack Kerouac Alley – il vicolo tappezzato di murales che collega Chinatown al quartiere italiano – al Vesuvio Cafè di North Beach o tra gli scaffali di City Lights Books, la libreria fondata nel 1953 dal poeta Lawrence Ferlinghetti e da Peter D. Martin; il quartiere Haight Ashbury di San Francisco ha visto anche fiorire la cultura hippie, facendo da scenario alla celebre Summer of love (l’estate dell’amore). Nell’estate del ’67 migliaia di giovani inneggianti alla libertà, alla pace e all’amore invasero la città, facendone l’epicentro di un movimento di controcultura, rinnovamento spirituale e rivoluzione musicale che non ha precedenti.
Sogni, speranze e dissenso, anche se in vesti diverse, si respirano ancora oggi. I Cable Cars – la rete tranviaria a trazione funicolare – vanno su e giù per le colline fino a Fisherman’s Wharf, turisti e studenti affollano le librerie, nei fine settimana il Golden Gate Park si riempie di gente che corre, passeggia, fa tai chi, mentre il tempo scorre in maniera straordinariamente lenta. In tanti, chitarra alla mano, intonano ancora If you’re going to San Francisco, Be sure to wear some flowers in your hair … (letteralmente: Se stai andando a San Francisco, Assicurati di indossare fiori tra i capelli), l’inno all’amore e all’ospitalità cantato da Scott McKenzie nel ’67. E l’aria, come fosse un profumo, si tinge di nostalgia.
—— Come prepararsi al viaggio e alcuni suggerimenti
Qualcosa da leggere: San Francisco–Milano. Un italiano nell’altra America. Di Federico Rampini (Laterza). Qualcosina di leggero? Portate con voi il romanzo Il segreto della libreria sempre aperta di Robin Sloan (Corbaccio).
Qualche film da vedere: A parte il classico Fuga da Alkatraz di Don Siegel (1979) interpretato da Clint Eastwood, consigliamo anche Milk, diretto da Gus Van Sant (2008) con Sean Penn, sulla vita del politico statunitense Harvey Milk, assassinato nel ’78. Milk è prevalentemente ambientato nel quartiere Castro. Mrs. Doubtfire di Chris Columbus (1993) con Robin Williams è invece ambientato a Pacific Heights, uno dei quartieri più eleganti della città. Vi riveliamo un segreto: la casa della famiglia Hillard del film Mrs. Doubtfire e al 2640 di Steiner Street.
Se vi interessa il turismo cinematografico: oltre a quelli sopra citati, sono tantissimi i film girati a San Francisco. Per saperne di più potete partecipare a uno dei tanti movie tours organizzati dalle agenzie cittadine. Info, ad esempio, qui.
La San Francisco letteraria: il tour della città sulle tracce lasciate dalla beat generation non può che iniziare dalla libreria City Lights Books, fondata da negli anni ’50 da Ferlinghetti e Peter D. Martin. Sviluppata su più piani, è un’icona culturale della città e potrete trovare, sugli scaffali, una vasta raccolta di ogni genere letterario, dai romanzi ai libri di filosofia ai fumetti. Dopo la visita alla libreria, attraversate la Jack Kerouak Alley, un vicolo tra Chinatown e Columbus Avenue, coperto di murales e targhe che riportano i testi di tanti scrittori e poeti, dallo stesso Kerouak a Steinbeck. È possibile imbattersi in qualche reading poetico. Ancora in tema librerie, fate un salto alla Browser Books, su Fillmore Street e da Green Apple Books a Clement Street nel Richmond District. Qui troverete anche libri usati. Continuando il nostro tour letterario – capace da solo di coprire più giorni – potete visitare il piccolo Beat Museum, pieno di cimeli, libri e oggetti degli anni ’50. Lo trovate al 540 di Broadway. Se non vi basta e volete approfondire con qualche lettura, consigliamo La guida Beat di San Francisco di Bill Morgan (Cooper, 2005).
Caffè letterari e non: imperdibile il suggestivo Vesuvio Café (255, Columbus Street), in cui Kerouak era solito passare le sue serate. Tanti poeti hanno bevuto qualcosa qui, da Dylan Thomas ad Allen Ginsberg. Il suo fascino anni ’60 è ancora intatto. Completamente diverso lo Smuggler’s Cove (650, Gough Street), a tema esotico-piratesco: vi sembrerà di trovarvi dentro al film Pirati ai Caraibi. Davvero un locale perfetto per bere un buon cocktail. Un posto carino per sorseggiare caffè americano o fare merenda è il Toy Boat, al 410 di Clement Street. Recentissima (1 luglio 2017), poi, l’apertura del primo Rat Café. Il nome è tutto un programma, visto che in questo bar scorrazzano liberamente dei simpatici topolini con cui fare amicizia. Anche il menù è a tema topo, della serie Volete bere un Rat-uccino? La prenotazione per entrare è obbligatoria. Info qui.
Per gli amanti delle navi: visitate il San Francisco Maritime National Historical Park, nei dintorni di Fisherman’s Wharf. In mostra una splendida collezione di navi storiche che include, tra le altre, un rimorchiatore a vapore dell’inizio del ‘900, il veliero Balclutha del 1886 e il battello a vapore Eureka del 1890. Alcune imbarcazioni sono visitabili internamente.
Per un bel panorama sulla città: dirigetevi fino a Fort Point, al di là del Golden Gate Bridge.
Vi piacciono i murales? Allora andate alla Coit Tower (1 Telegraph Hill Blvd), che ospita i murales più famosi della città. Altri murales si trovano nel quartiere Mission District, mentre le opere del messicano Diego Rivera (il marito della pittrice Frida Kahlo) sono visibili all’interno del San Francisco Art Insitute, nel City College e nel City Club. Qui trovate tutti gli indirizzi. Infine, al Rincon Annex Post Office (101-199 Mission St) troverete un ciclo di murales dipinti tra il 1941 e il 1948 da Anton Refregier, che narrano la storia della California e di San Francisco.
