Foto bellissime sui mezzi pubblici di New York

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Negli scatti di Jamel Shabazz, in mostra a Colonia, si respira la potenza dell'immaginario di NYC.

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Jamel Shabazz

New York è stata, e forse è ancora oggi, la città più prolifica e viva per alcune sottoculture poi diventate così ampie da essere totalizzanti. Una su tutte quella che chiamiamo black culture, che vide un’ascesa enorme soprattutto attraverso un genere musicale, l’Hip hop.

Certo, ci sono sottoculture assolutamente diverse, e assimilabili ad altre città: il genere musicale grunge e la città di Seattle, per fare un esempio che si distanza migliaia di chilometri dalla Grande Mela, oppure il punk e l’Inghilterra. Eppure è la cosiddetta black culture a essere diventata così popolare, fertile e di successo.

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Jamel Shabazz

Dire generalmente “New York” non è abbastanza. Bisogna essere più specifici, perché sono alcuni suoi quartieri ad aver fatto la storia della rivincita della cultura nera su scala globale: Brooklyn, il Queens e il Bronx, innanzitutto.

 

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Jamel Shabazz

Da NYC è partita una valanga culturale, che nel giro di un ventennio si è espansa quasi ovunque nel mondo. Per questo, oggi, i prodotti culturali più recenti e in vista non hanno a che fare con New York, come la trap e Atlanta o il grime (il garage rap) e il Regno Unito. Succede così perché una volta che un’onda culturale si propaga funziona come uno tsunami, non conosce limiti o barriere e in ben che non si dica si è abbattuta ovunque. Il rap, per fare un esempio sul nostro paese, oggi è ampiamente il primo mercato musicale italiano.

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Jamel Shabazz

Eppure è chiaro che tutto viene dai primi versi in rima, dai primi graffiti, i breakdancers e i beatboxers. Ed erano quasi tutti a New York. Per fare un viaggio in questo mondo e assaporarne l’estetica si possono andare a vedere le foto dei muri dipinti con gli spray a fine degli anni ottanta, ce ne sono di stupendi, ma forse per capire in modo ancora più profondo quegli anni l’ideale è vedere le persone che li hanno vissuti. C’è una mostra, proprio in questo periodo, alla Galerie Bene Taschen di Colonia, che attraverso gli scatti di un gigante come Jamel Shabazz, proietta gli spettatori in un viaggio percettivo completo. Quasi tutte le foto immortalano persone che prendono i mezzi pubblici, sono cittadini comuni, ma portano con loro lo stile e la freschezza che quella sottocultura, in quei lustri, riusciva a far emergere da zone considerate, al tempo, dei ghetti.

Ci sono alcune foto in particolare che riescono quasi a far sentire lo spettatore lì, nella Subway newyorkese, tra le tute da ginnastica, le Adidas superstar e i colletti ancora lunghi e pronunciati, come nei ‘70. “Rush Hour”, scattata nel 1988, è diventata quasi un simbolo dell’estetica di quegli anni. Non succede così spesso che una foto riesca a riassumere l’estetica di un’epoca, ma questa volta è così. E la cosa più importante, come si diceva poco fa, e che quell’epoca ha influito tantissimo sul nostro presente. Si può dire che nessuno, in Occidente, sia rimasto completamente allo scuro dell’influenza della black culture e dei suoi risvolti. Anche chi presume di non aver mai subito tali influenze, indirettamente ne avrà percepito l’ondata di rinnovamento. La moda, la musica, persino la letteratura hanno rinnovato il proprio canone, per non parlare dell’arte come nel caso della pittura e del cinema.

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Jamel Shabazz

Jamel Shabazz, quando lo si intervista, dice di essere nato a Brooklyn. Specifica il quartiere, più che la città, e questo già dice molto sull’importanza che hanno avuto alcune precise zone della Grande Mela. Quando Shabazz è nato era il 1960 e oggi, a quasi sessant’anni di distanza, la sua documentazione fotografica di quegli anni, dalla fine dei settanta alla fine dei novanta, lo fa apparire come uno di quei personaggi storici che si trovavano al posto giusto al momento giusto. Un testimone di qualcosa che, anche se in quel periodo non lo si sapeva, avrebbe cambiato il mondo.

La mostra durerà fino a marzo del 2019. Ma per chi non avesse il tempo di passare a vedere i suoi scatti alla Galerie Bene Taschen di Colonia, in Germania, c’è comunque la possibilità di vederli online. Quelle foto, per quanto poche, rappresentano un’epoca dove, culturalmente parlando, ciò che viviamo oggi ha avuto inizio. Tutto successe lì, dall’altra parte dell’Atlantico, ma basta guardarsi intorno oggi, nel 2019, per capire che quei volti sono più vicini che mai.

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