Una settimana nella Florida del mito

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In questa penisola pianeggiante convivono molti mondi diversi: dai magici parchi a tema alle capitali latinoamericane e caraibiche, dagli isolotti di mangrovie alle paludi selvagge fino alle colonie di artisti. E in una settimana si può organizzare un viaggio che ne tocca i punti più suggestivi: per andare alla scoperta dei luoghi più iconici della Florida, la scelta migliore è trascorrere una settimana tra Miami, le Everglades e le Keys.

Le caratteristiche torrette di salvataggio di South Beach, Miami, Florida. ©Olga Yudina/Shutterstock

Bienvenidos a Miami

Miami ha così tanti volti, con quartieri così diversi, che è difficile credere si trovino tutti in uno stesso luogo. Fermatevi qui almeno tre giorni e preparatevi a un turbinio di esperienze sempre diverse: potrete ammirare i murales incredibilmente realistici di Wynwood, poi trascorrere la serata ascoltando le note del jazz afrocubano a Little Havana, e magari dopo bere qualcosa nel rooftop bar dell’ultimo grattacielo costruito in città.

Attraversando la città vi ritroverete immancabilmente a pensare di essere finiti altrove. A Miami Beach si può passeggiare in un vero e proprio museo all’aperto di capolavori art déco, ognuno dei quali con una propria spiccata personalità, e poi nel tardo pomeriggio andare in spiaggia, quando è avvolta da una magica luce dorata.

Le paludi di Everglades, Florida, USA. ©Justin Foulkes/Lonely Planet

L\'Everglades National Park

Poi prendetevi un giorno per ammirare gli alligatori al sole nell’Everglades National Park. In America non esistono zone selvagge paragonabili alle Everglades. Chiamate ‘mare d’erba’ dai primi abitanti nativi americani, non si possono definire semplicemente una palude, ma nemmeno un acquitrino, un lago, un fiume o una prateria: le Everglades sono un insieme di tutto questo, inserito in un paesaggio di dolci orizzonti e panorami sconfinati, con tramonti a perdita d’occhio e una folta schiera di rettili dai denti aguzzi e l’aspetto preistorico.

Quando osserverete un’aninga flettere le ali prima di immergersi in acqua con un tuffo a spirale, o il lento e ritmico battito d’ali di un airone azzurro che sorvola il suo territorio, o ancora il luccichio del sole sulle distese di falasco americano quando tramonta dietro i boschi di cipressi a cupola, vi farete un’idea della tranquilla maestosità del parco. In una nazione dove la bellezza naturale è misurata sulla capacità di colpire l’immaginario, le Everglades sono ai primi posti.

E già che ci siete, sul tragitto, Homestead vanta alcune delle principali roadside attractions della regione (Coral Castle, Robert Is Here) e il Flamingo Visitor Center offre ottime opportunità di fare kayak tra le mangrovie.

Veduta aerea della strada che connette le Isole Keys. ©pisaphotography/Shutterstock

Le Isole Keys

Adesso trascorrete tre giorni (o più) nelle Florida Keys. Sostate prima a Key Largo, per il key lime pie, le frittelle di conch e la barriera corallina; poi a Islamorada per la pesca del tarpone, al Bahia Honda State Park per la spiaggia, infine a Key West date un’occhiata alla gente in Mallory Sq e brindate alle sfumature arancioni del sole che tramonta nell’infinità dell’oceano: salut!

Pescherecci sulle acque blu di Key Largo. ©alex grichenko/Getty Images

Key Largo

A prima vista Key Largo (sia la città sia l’omonima isola) è un po’ deludente e al di sotto delle aspettative. ‘Sotto’ è la parola chiave, considerato che le sue attrattive principali si trovano sotto il livello del mare piuttosto che sulla superficie (il John Pennekamp è il primo parco sottomarino degli Stati Uniti). Inoltre basta inoltrarsi in una via secondaria ed entrare in uno dei piccoli e vivaci bar locali, o visitare una dimora padronale ristrutturata di una tipica piantagione delle Keys, per cogliere l’atmosfera bizzarra e peculiare dell’isola.

Un pellicano si rilassa al porto di Islamorada, Florida. ©romrodinka/Getty Images

Islamorada

Questo piccolo filo di perle – Plantation, Upper Matecumbe e Lower Matecumbe, Shell e Lignumvitae – che brilla al sole è uno degli angoli più belli dell’arcipelago. Qui le macchie di mangrovie cedono il passo a orizzonti sconfinati di cielo e oceano, in un susseguirsi di splendide tonalità blu.

Rovine del ponte Bahia Honda, distrutto dall\'uragano del 1935. Key West, Florida. ©Matt Munro/Lonely Planet

Key West

Key West è l’ultima frontiera, più bizzarra e stravagante delle altre Keys e anche molto più affascinante. Nel cuore, l’isola di 18 kmq resta una splendida oasi tropicale, in cui di notte fioriscono le ipomee bianche, mentre le case in classico stile caraibico sono talmente romantiche da suscitare languidi sospiri.

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