Un italiano (yacht) a New York, anzi a Times Square

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Azimut Yachts sceglie Manhattan e una delle piazze più celebri al mondo per un'installazione non convenzionale. A raccontarla è Giovanna Vitelli

Azimut Yachts a Times Square

Un interscambio tra arte, nautica e design. È l'operazione che in questi giorni sta facendo Azimut Yachts a New York e che vede il modello Azimut S6, uno yacht di diciotto metri best seller del cantiere, in esposizione a Times Square. L'iniziativa completa le celebrazioni newyorkesi organizzate da Azimut-Benetti Group per festeggiare l'importante anniversario del cantiere Azimut Yachts, fondato esattamente cinquant'anni fa ad Avigliana, a una ventina di chilometri a ovest di Torino, da un giovane studente universitario di nome Paolo Vitelli. L'attività, partita come noleggio di barche a vela, si è trasformata, grazie alla lungimiranza del suo fondatore, in uno dei cantieri nautici italiani più rinomati e apprezzati in tutto il mondo. L'installazione di New York è un'importante opportunità per il brand, ma anche per il design nautico italiano, poiché uno yacht Made in Italy viene esposto in una delle piazze più celebri in assoluto e ciò costituisce un'occasione per parlare di nautica ad un pubblico più allargato, fuori dal contesto marino e dai nostri confini. Per saperne di più, abbiamo incontrato Giovanna Vitelli, attuale Vice Presidente del gruppo e figlia del fondatore.

Giovanna Vitelli

Azimut Yachts si è distinta negli anni per innovazione e tecnologia, ora sempre più spesso si sta confrontando con il mondo del design. Qual è la filosofia del gruppo?

Da un po' sentiamo la necessità di svecchiare una nautica che, negli anni '80 e '90, ha maturato un linguaggio stilistico troppo connotato e autoreferenziale. Da qui la decisione di avviare un processo di apertura verso altri mondi, anche sulla base della considerazione che il nostro cliente spesso respira tendenze che arrivano da altri settori del lusso, un campo che sta decisamente cambiando. Se in passato la cifra stilistica tipica era quella dell'opulenza, e della ricchezza dei materiali, oggi ci stiamo spostando - e dico io, per fortuna - verso progetti architettonici più sobri e ricercati. Il lusso sta diventando meno ostentato, meno gridato e forse un pochino più suggerito: questo rende il tutto anche più elegante. In questa nuova direzione abbiamo, e abbiamo sempre avuto, un pensiero guida: mantenere l'oggetto barca una barca. A mio avviso quello che non va fatto è trasformare la barca in una villa al mare o in un appartamento, al contrario vanno preservate tutte quelle caratteristiche di bene che si muove e che deve avere un contatto diretto con il mare. Non sempre questo è facilissimo perché, a volte, i designer si sentono liberi. Detto questo, è importante ottenere una sintesi ottimale tra design e funzione. Una delle caratteristiche che ho imparato dal papà, e che è connotata nel DNA dell'azienda, è proprio il carattere marino e funzionale della barca, che non deve mai venir meno.

Azimut s6 Times Square

Negli ultimi anni avete collaborato con architetti provenienti da altri settori, quanto questo ha contribuito al successo delle vostre imbarcazioni?

Tempo fa abbiamo iniziato una proficua collaborazione con Achille Salvagni, che è il progettista con cui abbiamo dato il via a questo percorso. Achille nasce nel mondo del residenziale di lusso, noi siamo stati la sua declinazione principale nel campo della nautica. Quello che secondo me è riuscito a fare è reinterpretare quel linguaggio nautico giunto a maturità per passare ad uno decisamente più contemporaneo, sofisticato, fatto più di architettura, interpretando la sua cifra personale in funzione della nostra marca. È stato un successo mondiale, aspetto fondamentale per un gruppo che esporta in 70 paesi. È un fatto abbastanza unico nella nautica, perché non parliamo di superyacht one-off (ovvero barche progettate su misura per un determinato cliente) ma di yacht di 27-30 metri che abbiamo venduto in unità strabilianti. Siamo riusciti a sviluppare uno stile per cui il cliente viene da noi esattamente come va da Armani per un abito o da BMW per un'auto.

Azimut Yacths a Times Square

Con il marchio Benetti ci siamo spinti anche oltre, lavorando con il duo di progettisti Bonetti/Kozerski che vantano un'attività progettuale che spazia in diversi settori. Con loro lanceremo la prima barca nel 2020: il Benetti Oasis, di 40m, attualmente in costruzione. Con questo progetto abbiamo cercato di rompere certi meccanismi consolidati del layout, convinti che anche la vita a bordo stia cambiando, seppur nel lusso, verso una maggior informalità . In questo progetto è molto forte il legame tra interno ed esterno: c'è un unico grande pozzetto con sedute, piscine, ecc. che sfocia senza soluzione di continuità in un interno che ha ulteriori grandi divani e un mega bar.

L'ultima frontiera, dettata dal desiderio di spingersi ancora più in là, è stata quella di lanciarci nel progetto di un oggetto d'arte. Tutto è nato da una conversazione avuta con Livia Peraldo, direttore di Elle Decor Italia. Si discuteva di quanto, nella nautica, non sia facile chiamare un interior designer e "catapultarlo" su una barca e di come sia importante scegliere un progettista che incontri il favore di un pubblico ampio. Così ho contattato Vincenzo De Cotiis che, a mio avviso, prima nasce come artista e poi come architetto. A lui abbiamo affidato il progetto di interni di 'The Art Yacht Project', ovvero l'Azimut Magellano 25 m. La barca è diventata una forma di arte dove la materia principe è la vetroresina grezza lavorata con materiali molto preziosi. Abbiamo già avuto un riscontro positivo: la barca uscirà l'anno prossimo e la prima realizzazione di questo modello è stata già venduta.

Non è tutto. Abbiamo anche deciso di investire direttamente su barche di grandi metrature, quelle dove il cliente è di solito più conservatore. Per farlo, abbiamo coinvolto l'architetto Roberto Baciocchi, progettista di boutique di lusso, con il quale stiamo lavorando a un superyacht di 50 metri. L'idea è quella di trovare contaminazioni anche con il mondo del fashion design. Siamo alle prime fasi del progetto ma c'è la speranza di portare il gusto del cliente di quelle metrature verso qualcosa di più contemporaneo e interessante. In questa direzione si muove l'operazione di New York che vede il nostro best seller Azimut S6 esposto a Times Square. La barca, rompendo l'ordine costituito delle cose, è stata tolta dal suo contesto usuale e posizionata su una piazza altamente iconica, crocevia della contemporaneità e delle contaminazioni globali. La scelta del luogo risponde al desiderio di parlare di nautica fuori dal nostro mondo. L'Italia è leader mondiale della nautica da diporto, in particolare nei megayacht, ma quando si parla di design non sempre viene in mente di parlare di barche, che invece hanno tanto da raccontare perché sono contenitore e contenuto a loro volta. Questa è un'installazione che può parlare di noi, dei valori della nostra marca ma anche di design nautico in generale ad un pubblico più allargato.

Il mondo dell\'interior design e dell'interior yacht design sono sempre più vicini. Quale pensa sarà il futuro di questo continuo scambio?

L'interior design che sarà capace di sposare la natura propria che ha la barca, cioè quella di muoversi e di stare nell'acqua. È la ragione per cui non è poi così facile migrare designer da un campo all'altro. Bonetti/Kozerski dicono sempre che l'aspetto affascinante di una barca è lo scenario che cambia continuamente, a differenza delle case, e questo deve essere tenuto in conto anche quando se ne progettano gli interni, che non possono essere contenitori da riempire con oggetti di design industriale.

Azimut Yachts a Times Square

Seppur progettati da mani differenti, negli anni le imbarcazioni Azimut non hanno mai perso la loro identità. C'è un segreto?

Abbiamo sempre preferito alle archistar coloro che sono capaci di interpretare e rispettare la marca, progettisti che hanno dato il proprio contributo creativo arrivando magari da altri mondi ma in un modo coerente con la filosofia del brand. Se guardiamo indietro, ripercorrendo i 50 anni di storia di Azimut e i 140 di Benetti, si è sempre trattato di evoluzione e non di rivoluzione.

In questo settore si parla sempre più spesso di lusso, design, tecnologia e green. Quali caratteristiche dovrà avere, secondo Lei, lo yacht del futuro?

Dovrà rispondere alla sfida ecologica. Il nostro Ufficio Ricerca e Sviluppo da quindici anni concentra i propri sforzi su questo fronte. Nei modelli di ultima generazione abbiamo ottenuto importantissimi riduzione dei consumi, dell'ordine del 25-30% rispetto ai precedenti, soprattutto grazie all'uso del carbonio, che consente l'alleggerimento del manufatto, e alle forme di carena la cui idrodinamica è particolarmente efficiente. Naturalmente adesso c'è tutto il filone del mondo dell'elettrico e dell'ibrido che nella nautica segue a ruota quello che succede nelle auto. Oltre la sostenibilità, un altro tema sarà quello del comfort di bordo inteso come appagamento dell'occhio, ma anche bassa rumorosità e facile manovrabilità della barca nella totale sicurezza.

www.azimutbenetti.it

Fonte articolo originale

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