La lingua italiana sta scomparendo dagli Stati Uniti

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L’ultima volta che sono passato per Mulberry Street, il cuore di Little Italy, di italiani non ce n’era nemmeno l’ombra. Anche i ragazzi che, fuori dai ristoranti, hanno il compito di attirare i turisti (gli unici esseri umani presenti da quelle parti) non si sforzavano nemmeno di celare la loro provenienza dall’America Latina; chiamando tutti “amigo”.

Mentre visitavo il museo italo-americano – che è una delle poche attrazioni di Little Italy che, almeno per noi italiani, possa avere qualche interesse – mi sono soffermato a parlare (in inglese, ché il suo italiano era veramente stentato) con la guida del posto, a cui ho semplicemente chiesto: “Ma di italiani che vivono qui, non ce ne sono proprio più?”.

La sua risposta è stata esattamente quella che mi aspettavo: c’è ancora qualche anziano, ma gli altri ormai sono sparsi ovunque – visto il buon tasso di integrazione – e comunque concentrati altrove, per esempio in New Jersey. Qualche anziano dall’aspetto italiano, in effetti, l’avevo visto anche io; seduto ai tavolini all’aperto dei ristoranti a guardarsi intorno. Probabilmente, erano anche i proprietari di quei ristoranti (così come è italiano chi possiede i vari alimentari e negozi di prodotti tipici), ma pochissimi di loro erano ancora residenti nel quartiere.

In compenso, non ho sentito neanche una volta, nessuno, parlare italiano per strada. Insomma, per un italiano che da ragazzino ha subito eccessivamente il fascino della “Manhattan vecchia scuola” come il sottoscritto, quella visita a Little Italy (che, per i pochi che ancora non lo sapessero, è ormai solo ed esclusivamente una trappola per turisti) è stata abbastanza triste; soprattutto se messa a confronto con l’incredibile vitalità e genuinità della confinante China Town, che non solo è immensamente più ampia, ma si sta anche mangiando via quel poco che resta dell’ex quartiere italiano (e visto il destino a cui sembra indirizzato, forse non è nemmeno un male).

 

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Getty Images

A tutto questo ho ripensato leggendo l’articolo di Quartz intitolato “l’italiano è la lingua che negli Stati Uniti sta scomparendo più rapidamente” e che si apre con un inevitabile, e scritto direttamente in italiano, così va il mondo. “Dal 2001 al 2017, il numero di statunitensi che parla italiano in casa è sceso da 900mila persone a 550mila; un’incredibile riduzione del 38% in soli 16 anni. Tra le lingue con almeno 100mila parlanti statunitensi, nessuna lingua ha visto una discesa più ampia, sia in termini assoluti che in termini percentuali; nonostante l’ungherese sia molto vicino”. Altre lingue, che hanno comunque subito un rapido declino, se la passano meglio: il francese, per esempio, è sceso solo del 12% ed è parlato da 1.185.000 persone; mentre il tedesco è sceso del 25% e adesso ha 905mila parlanti.

Le ragioni, come potete immaginare, sono due. Prima di tutto, ci sono molti meno residenti negli Stati Uniti nati in Italia oggi rispetto al 2001. Per la precisione, il numero è passato da 530mila a meno di 400mila; e spiega da solo il 40% del declino di chi parla italiano negli USA. Meno italiani, insomma, vanno a vivere negli USA; soprattutto perché le mete più comuni, grazie anche all’Europa Unita, oggi sono altre: a partire dal Regno Unito (in cui la presenza italiana, infatti, è aumentata di 70mila unità nello stesso lasso di tempo).

Il restante 60% del calo è invece spiegato dalla ovvia (e positiva) integrazione degli italo-americani nel mondo a stelle e strisce. “Dal 1930 al 1970”, si legge sempre su Quartz, “ci furono più residenti USA nati all’estero provenienti dall’Italia rispetto a qualunque altro paese. Mano a mano che questi immigrati morivano, e i loro discendenti davano vita a famiglie in cui si parlava soprattutto inglese, il numero di parlanti italiani è ulteriormente diminuito”.

L’italiano smette di essere parlato, in linea di massima, quando si raggiunge la terza generazione

Lo stesso discorso varrebbe, a maggior ragione, per tedeschi e francesi; la cui immigrazione negli USA è ancora più antica. Eppure il loro calo percentuale, per quanto evidente, è ridotto rispetto a quello degli italiani. L’aspetto più interessante è però un altro: nel complesso, il numero di residenti negli Stati Uniti che parla (anche) una lingua diversa dall’inglese continua a crescere, ed è passato dall’11% del 1980 al 22% del 2016; soprattutto in seguito all’immigrazione dai paesi asiatici.

Tutto normale, quindi. L’italiano smette di essere parlato, in linea di massima, quando si raggiunge la terza generazione; in cui spesso non si sente più parlare italiano in famiglia e ci si sente, contemporaneamente, sempre più statunitensi. L’unica cosa che mette un po’ di tristezza (almeno a chi è cresciuto con i film di Scorsese e De Palma) è vedere come Little Italy si sia trasformato in una pacchiana e patetica riproduzione di ciò che un quartiere italo-americano era decine di anni fa.

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