Viaggio a Tupelo, la città dove si “fabbricano” i sosia di Elvis Presley

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Tutto iniziò con un bilocale e 180$: oggi i criteri di somiglianza sono rigorosissimi.

shawn klush of franklin, tennessee reacts as he is declared winner of the ultimate elvis tribute artist contest, 17 august 2007 in memphis, tennessee klush beat donny edwards l of bowie, maryland and trent carlini r of longview, texas in the final round  fans from around the world have gathered in memphis this week to mark the 30th anniversary of the death of elvis presley    afp photostan honda  afp photo  stan honda        photo credit should read stan hondaafp via getty images

Si chiama Ultimate Elvis Tribute, si svolge a Tupelo ed è uno dei dodici contest i cui vincitori approdano alla finale vera e propria, che dal 2007 si svolge nel mese d’agosto a Graceland, Memphis, a oltre cento miglia dal luogo di nascita di Elvis Aaron Presley. È però a Tupelo che si fabbricano i tributi più fedeli a Elvis: qui tengono particolarmente alla somiglianza, tanto che i candidati vengono sottoposti a un incredibile processo che li porterà a somigliare il più possibile al Re del rock’n roll. Prendono molto seriamente uomini e donne che si cimentano nelle imitazioni, tanto da addestrarli in un bootcamp intensivo di 48 ore cosicché facciano bella figura nella finale di Graceland.
tupelo, ms   august 14  a historic marker is seen next to the two room house where elvis presley was born january 8, 1935 during elvis week august 14, 2002 in the singers hometown of tupelo, mississippi presley spent the first 13 years of his life living in various tupelo homes before moving to memphis up to 75,000 fans are expected to attend the celebration of all things elvis in memphis which this year marks the 25th anniversary of the singers death august 16, 1977 photo by mario tamagettty images

Prendete un bilocale nella periferia orientale di Tupelo, sesta città del Mississippi per popolazione (38mila abitanti nel 2019). Un bilocale bianco, com’è consuetudine da queste parti, con la facciata tipicamente americana: due finestre simmetriche e un portone d’ingresso in legno scuro, abbellito dalla scritta “You are welcome” posta sulla parte superiore del telaio. Il quartiere è quello afroamericano e gli interni dell’appartamento trasudano minimalismo: tappezzeria a motivo florale, un dondolo attaccato nella tettoia antistante l’ingresso. Sarebbe un appartamento come tutti senza la targa all’ingresso: “Elvis Aaron Presley è nato l’8 gennaio 1935 in questa casa. La sua carriera di cantante e intrattenitore ha rivoluzionato la musica popolare americana. È morto il 16 agosto 1977 a Memphis, Tennessee”.

Quel bilocale bianco fu costruito da un americano di origini scozzesi, tale Vernon Presley, con un budget di soli 180$. Oggi oltre 50mila visitatori all’anno si recano in pellegrinaggio e restano ovviamente stupiti dalla modestia del luogo. La famiglia Presley viveva in condizioni economiche precari; il piccolo Elvis, in carenza di giocattoli, metteva in funzione la fantasia sognando di diventare un supereroe. Sua madre, Gladys Love Smith, lavorava saltuariamente e nel 1946 accompagnò l’undicenne Elvis nella bottega di Tupelo per comprargli un regalo. Il bimbo voleva un fucile, la madre rifiutò seccamente, un commesso del negozio – vedendo Elvis piangere – gli fece provare una chitarra. Partì così la magia, suggellata da una X nera sul pavimento del locale dove fu effettuato l’acquisto.

united states   august 03  elvis presley birthplace, tupelo, mississippi photo by carol m highsmithbuyenlargegetty images

Dieci anni dopo quell’episodio, oltre al trasferimento della famiglia Presley a Memphis per via di rate d’affitto insolute, Elvis avrebbe già registrato il suo primo disco, pensato come regalo di compleanno per la madre. Nei 24 anni di carriera successivi, ne avrebbe incisi altri 60, vendendo complessivamente oltre un miliardo di dischi al mondo. La sua figura esercita un fascino incredibile per Tupelo (il nome deriva dall’albero della gomma, tipico delle campagne circostanti), che come detto vive in sua costante contemplazione. Nel Johnnie’s Drive, la famiglia Presley era solita hamburger e cola. Nella chiesa della città, i genitori di Elvis – Vernon e Gladys – si videro per la prima volta.

Comprensibilmente, ogni cosa a Tupelo ricorda il suo più illustre concittadino. Anche se il festival organizzato ogni anno, l’Ultimate Elvis Tribune, non si svolgerà quest’estate per colpa del nuovo coronavirus, resta la possibilità di svolgere il periodo di addestramento per prepararsi alle finali (virtuali) di Memphis: “Nove dei nostri 12 vincitori hanno vinto la finale”, precisano orgogliosamente. Il segreto sta nella cura di ogni dettaglio. A Tupelo, infatti, si passa attraverso vocal coaches, costumisti, parrucchieri, stilisti e coreografi impegnati nel fabbricare serialmente alter ego di Elvis. C’è persino un musicista impegnato a scegliere quale canzone l’aspirante Presley debba cantare, in base al timbro di voce del candidato. Si fa sul serio: a Memphis, i giudici sono davvero tosti.

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