Supertorri, parchi, scuole, alberghi La nuova New York sull’Hudson

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Il più grande progetto immobiliare della storia Usa, che riqualifica uno spazio di ex depositi e scali ferroviari a Manhattan, è costato 25 miliardi

«È incredibile. Tante torri altissime di uffici, appartamenti, alberghi. E poi centri commerciali, scuole, art center, giardini, piazze, realizzato in sei anni: più o meno il tempo che c’è voluto per rinnovare il bagno di casa mia». L’anchorman della Cnn Anderson Cooper, gran cerimoniere dell’inaugurazione dell’area di Hudson Yards, gigioneggia un po’ tra il senatore di New York, Chuck Schumer, e l’immobiliarista Steve Ross che qualche anno fa accettò la sfida di ridisegnare una parte di Manhattan, fin lì occupata da depositi e scali ferroviari.

Ross è un ottimista ma ci voleva ben più che dell’ottimismo per investire 25 miliardi di dollari in un complesso enorme — il più grande progetto immobiliare privato della storia americana, New York non vedeva niente di simile dai tempo del Rockefeller Center, costruito 80 anni fa — in una città che era appena stata l’epicentro della Grande Recessione planetaria del 2008-2009. Ha prevalso la volontà di riaffermare il primato di New York sugli altri hub del mondo, da Londra a Singapore, e di smentire i profeti del declino di una metropoli sempre più caotica, polverosa e invecchiata. Decisi gli imprenditori ma anche i politici che hanno offerto incentivi a Ross: la metropolitana portata fin sotto Hudson Yards, il rifacimento di avenue e spazi pubblici, sgravi alle imprese che si trasferiscono in questo complesso di grattacieli (tre dei quali, alti più di 300 metri, entrano nella categoria delle «supertorri») per 55 mila impiegati e altre migliaia di residenti.

 

Le definizioni epiche si sprecano — come l’Ultima Frontiera di New York, l’unica area nella quale Manhattan, un’isola, poteva ancora espandersi — e non mancano nemmeno le critiche: tra metrò, opere pubbliche e incentivi alle imprese, Hudson Yards ha beneficiato di incentivi a carico del contribuente per 6 miliardi di dollari: il doppio degli «scandalosi» tre miliardi offerti ad Amazon per realizzare il suo quartier generale in Queens (progetto saltato dopo le proteste in città). Hudson Yards, però, dicono i promotori, aggiungerà 19 miliardi di dollari l’anno ai Pil della città e mezzo miliardo alle sue entrate tributarie.

Ma, soprattutto, Hudson Yards, con le sue torri modernissime, integrate, zeppe di tecnologie digitali e disegnate per ridurre al minimo l’impatto ambientale e il consumo di energia, è una sorta di prototipo delle smart city del futuro. Il progetto esisteva da molto tempo, ma l’area sembrava destinata a strutture sportive: fu solo quando la città rifiutò di costruire qui il nuovo stadio per il football americano e perse la gara per le Olimpiadi 2012 che Ross scese in campo.

Così oggi i newyorchesi, anziché stadi e palasport, hanno a disposizione un complesso che chiude a nord la lunga passeggiata soprelevata della Highline con la possibilità di scorazzare su e giù sul Vessel, curiosa struttura alta 50 metri di rame e acciaio di scale infinite che vogliono essere un monumento al dinamismo di New York: un labirinto a forma di alveare che ricorda la grafica matematica di Escher.

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