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Racconti di viaggio: West USA e i Grandi Parchi
Inviato da webmaster su ( letture)
West USALas Vegas - Grand Canyon - Monument Valley - Las Vegas - Yosemite - San Francisco ... due settimane nell' Ovest




Un viaggio che consiglio a tutti? Quello che ho fatto dal 30 Luglio al 13 Agosto 2003 attraverso California, Nevada, Utah e Arizona… 2 settimane indimenticabili ! Più di 5100 Km nelle terre del selvaggio West, attraversando ogni tipo di paesaggio e di clima: mare, deserto, montagna, città, da -80 a oltre 3000 metri di altitudine, da 13° a oltre 50° di temperatura…

Da mesi studiavo un nuovo viaggio sulla costa occidentale, che avevo già visitato con un amico nel 2000. La scelta è caduta sul Tour “Fly & Drive” della Turisanda denominato “I Parchi” poiché ci offriva a un prezzo inferiore un giro simile a quello che avevo progettato io. Ho chiesto all’agenzia di aggiungere al pacchetto, di tredici giorni, una notte in più a Santa Monica poiché c’ero già stato e l’avevo trovata molto bella.

Siamo partiti all’alba, anzi prima, alle 3:30 dalla casa di Milano della mia fidanzata per essere comodamente alle 5:00 a Malpensa, dopo aver lasciato le auto in un parcheggio intorno all’aeroporto che avevo prenotato giorni prima. Un po’ di attesa all’aeroporto per la hostess della Turisanda che deve consegnarci i biglietti aerei e finalmente… si parte. Breve volo fino a Francoforte e poi eccoci sull’aereo che, in 12 interminabili ore, ci porta a Los Angeles.

Dopo una lunghissima coda all’immigrazione, riusciamo a recuperare i bagagli e ci rechiamo alla società di autonoleggio Hertz, dove ci aspetta la macchina che abbiamo prenotato. Il mio consiglio è di prenotare, se si viaggia in quattro come noi, un “minivan”. Certo costa un po’, specialmente se, come abbiamo fatto noi, si sottoscrivono tutte le assicurazioni, ma la comodità è enorme. È impensabile stivare 4 persone con tutte le valige in un auto di categoria “premium” data per 5 persone! Purtroppo la Hertz nei minivan non prevede il “neverlost”, un utile sistema di navigatore satellitare e così mi ero portato dall’Italia un palmare Ipaq 3970 + antenna GPS esterna con caricabatteria 12V + programma navigatore “Destinator” (sito) . Su questo piccolo computerino avevo provveduto a caricare tutti gli alberghi, gli indirizzi utili, le cartine e tantissime notizie che si sono rivelate di grande utilità per tutto il viaggio. Vi consiglio caldamente di portare con voi un navigatore, risparmierete tantissimo tempo a cercare gli alberghi, i posti da visitare, i ristoranti…

Prima tappa, appena ritirata l’auto e superata l’iniziale difficoltà con i nuovi comandi, è stata la spiaggia e il molo di Manhattan Beach (foto). E qui la prima sorpresa... faceva freddo. Nonostante fossimo a fine agosto e ci fosse il sole, anche se un po’ velato, il vento rendeva la temperatura fin troppo fresca. Dopo aver cenato in un “deli” (un incrocio fra un self service e una rosticceria), siamo andati all’albergo, l’Howard Johnson Airport, vicinissimo all’aeroporto come si può intuire dal nome, un tipico hotel di passaggio (per fortuna gli altri alberghi che incontreremo nel resto del viaggio saranno ben al di sopra di questo). Qui ci viene consegnata la busta contenente i voucher degli altri hotel, qualche cartina e una guida di massima del percorso del tour. Notiamo così che qualche albergo è variato dalla lista iniziale, ma almeno la categoria rimane la stessa.

Al mattino, alle 8:00 pronti e operativi, nonostante il fuso orario ! Decidiamo di fare colazione in una deliziosa coffe house che prepara delle ottime torte; unico problema… ogni fetta (enorme) che il titolare ci porta, basterebbe a sfamare tutti e quattro per l’intera giornata. Iniziamo la giornata nella zona più esclusiva di Beverly Hills, Rodeo Drive (foto). Tutto il quartiere è curatissimo e i negozi sono all'altezza della clientela costituita in gran parte dagli attori e dalle attrici che vivono nelle vicinanze. Dopo andiamo agli Universal Studios (sito),(foto) ma, come avevamo già deciso, preferiamo risparmiare i 45$ di ingresso per dedicarci ad altro, visto il poco tempo a nostra disposizione. Quindi facciamo un giro nella “Universal City” (foto), coloratissimo centro commerciale a fianco degli Studios, e decidiamo di dirigerci verso Long Beach (foto). Passiamo vicino alla Queen Mary (foto), ormai trasformata in un hotel galleggiante, e giungiamo ad Huntington Beach (sito)(foto), una delle più belle spiagge della California. Purtroppo arriviamo troppo tardi per riuscire vedere una delle tappe del campionato USA di surf , che si è appena conclusa. Peccato, ne sarebbe valsa davvero la pena! Ci accontentiamo perciò di gironzolare tra i fornitissimi negozi di abbigliamento sportivo e i locali frequentati da surfer e bellissime ragazze. Per le vie, notiamo degli esemplari di auto davvero bizzarri (foto), che avremo modo di incontrare più volte durante il viaggio.

Nel tardo pomeriggio ci avviamo verso Palm Springs, noto centro termale, più frequentato nella stagione invernale, visto il caldo torrido che qui regna sovrano, del resto siamo in mezzo al deserto! Fortunatamente l’ hotel (Best Western Inn) è fornito di piscina e il bagno di mezzanotte, anche se l’acqua ha una temperatura di 30°, è davvero rilassante. In questa cittadina vediamo il primo dei tanti animali locali che incontreremo durante il viaggio, un coloratissimo colibrì, e assistiamo a uno dei famosi temporali nel deserto, che in pochi minuti ricopre le strade di Palm Springs di un fiume di acqua, ma che per fortuna si conclude entro un’ora, lasciandoci di nuovo alle temperature torride consuete. Ci fermiamo al primo grande supermercato che troviamo e acquistiamo un utilissimo frigo che, completato di due mattonelle termiche, ci permetterà di bere bevande fresche a oltre 50° in mezzo al deserto. Poco dopo entriamo nel Joshua Tree National Park, così chiamato dal nome del famoso albero del deserto (foto) a cui è dedicato anche un album degli U2. All’ingresso del parco acquistiamo il National Park Pass (sito), che per soli 50$ ad auto, permette il libero ingresso in tutti i parchi nazionali (sito) degli USA per un anno. Il caldo è notevole, ma verso mezzogiorno riusciamo a trovare una piazzola attrezzata in semiombra per fermarci a mangiare i nostri panini; peccato per le mosche che non ci danno tregua. Per fortuna lì intorno incontriamo anche animali più interessanti come gli scoiattoli (foto), che rivedremo praticamente durante tutto il viaggio, dal deserto, alle montagne di 3000 metri e persino sulla spiaggia o in città sui fili della luce, tanto che finiremo quasi per detestarli! Ma anche il simpaticissimo topo canguro, che ai nostri tentativi di avvicinarci per fotografarlo, risponde con dei rapidissimi balzi che lo fanno assomigliare proprio a un marsupiale, e infine il coyote, animale simbolo di queste parti.Il viaggio procede verso Phoenix dove, prima di avviarci all’hotel, facciamo in tempo a visitare Rawhide (sito), un finto villaggio western, con saloon, sceriffo, negozi e musica country. L’albergo, Scottsdake Pima Inn, è molto carino e confortevole e si trova vicino a Scottsdale. Il mattino dopo, colazione in un locale stile anni 60, che ci riporta alle atmosfere di Happy Days.

La tappa successiva ci porta verso il Grand Canyon, da segnalare la deviazione verso Sedona, cittadina molto caratteristica in un ambiente montano. Lasciamo nel primo pomeriggio le valigie presso l’hotel (Best Western Squire Inn) situato uno po’ prima dell’ingresso del parco e ci avviamo verso la strada ovest (West Rim) del Grand Canyon. Siamo a più di 2000 metri, in mezzo a una fitta foresta e lo spettacolo che ci si presenta quando arriviamo al Vistor Centre è veramente indescrivibile (foto). La zona intorno al Canyon è un altopiano perfettamente orizzontale dove il Colorado, in migliaia di anni, ha scavato solchi frastagliati molto profondi. Anche le decine di foto che abbiamo scattato non rendono assolutamente l’idea dello spettacolo che si presenta ai nostri occhi (foto). Con un pulmino gratuito raggiungiamo l’estremo punto occidentale della strada (Hermits Rest), dove aspettiamo il tramonto che rende le gole del canyon striate di varie sfumature di un rosso molto intenso (foto). Da notare che tutti i parchi “rocciosi” sono molto più belli all’alba e al tramonto che di giorno, quando il forte sole e la leggera foschia rendono molto più tenui i colori. Cena in una steak house (ristorante specializzato in grigliate di carne) vicino all’hotel, peccato solo che all’aperto faccia un po’ freddino (siamo ad oltre 2000 metri di altitudine).

Il mattino dopo partiamo per visitare il lato Est (East Rim) del Grand Canyon; qui ci fermiamo lungo numerosi “point of view” per ammirare la grandiosità del canyon. Lasciato il Grand Canyon, per raggiungere la Monument Valley, passiamo attraverso territori desolati per circa 170 miglia. Le uniche “cittadine” sono Tuba City, Red Lake e Kayenta, costituite da un general store, un distributore e 3 o 4 baracche. Qui infatti siamo nel bel mezzo di una riserva Navajo e le occasioni per lasciarci tentare dall’acquisto di qualche gioiello indiano non mancano, ma saranno davvero indiani? Nel tardo pomeriggio giungiamo finalmente alla Monument Valley. Ci sentiamo sul set di un film western mentre percorriamo sulla nostra auto la strada sterrata che fa il giro dei 3 famosi picchi (Three Sisters) immortalati in “Ombre rosse” e in molte altre pellicole sul Far West. (foto) Attorno a noi un’immensa zona desertica di rocce interrotta solo di tanto in tanto dalla sagoma di un hogan, la tradizionale capanna di legno degli indiani, oggi usata perlopiù per l’allevamento di animali. Finito il giro, ritorniamo nel punto del Visitor Centre in tempo per vedere uno spettacolare tramonto che i accentua i colori rossi del terreno e delle montagne. (foto). Purtroppo ci aspettano 200 Km nel deserto, al buio più completo, prima di raggiungere Page, dove nel Best Western Arizonian arriviamo stanchissimi.

Il giorno dopo, per arrivare al Bryce Canyon Park facciamo più di 60 km di strada sterrata (Cottonwood Rd) attraverso territori desertici molto suggestivi (foto)(foto). Il Bryce Canyon si ammira molto bene arrivando fino in fondo dell’unica strada che porta proprio sopra a una spettacolare visone delle frastagliatissime rocce sottostanti. (foto) Siamo oltre i 2000 metri di altitudine e la fatica a camminare si sente. Uscendo dal Bryce Canyon e dirigendoci verso Cedar City superiamo con l’auto i 3000 metri!!! Passiamo la notte al Ramada Inn di St George. Il mattino dopo torniamo indietro fino all’ingresso nord dello Zyon Park, dove facciamo una breve escursione a piedi che ci porta su un picco da cui si domina la verde vallata. Decidiamo di lasciar perdere l’ingresso sud del parco e ci avviamo verso Las Vegas, deviando sulla sinistra attraverso la caldissima Valley of Fire (foto) arriviamo all’Hover Dam, la diga che crea il Lake Mead. Il caldo è veramente insopportabile, sembra proprio di essere dentro a un forno con un phon puntato in faccia !

Arriviamo nel tardo pomeriggio a Las Vegas (il nostro albergo è il Best Western Mardi Gras) dove ci aspettano due notti nella città più incredibile che si possa vedere. Facciamo in auto un giro per il trafficatissimo “strip” ammirando a bocca aperta lo spettacolo delle luci e dei colori dei vari hotel/casinò. Troviamo facilmente parcheggio nell’ hotel Alladin (foto), dove è assolutamente da vedere il villaggio arabo con la galleria di negozi. Il mattino dopo preferiamo passare un paio di ore in piscina per rinfrescarci prima di rituffarci dentro i casinò: Luxor (foto), Bally’s, Excalibur (foto), Paris (foto), Mandalay Bay, Montecarlo (foto), Venetian (foto), MGM (foto), Bellagio (foto) e il New York (foto). Mangiare a Las Vegas a basso prezzo è semplicissimo… basta infilarsi in un casinò e trovare un buffet che, a circa 10$, vi permette di mangiare letteralmente tutto quello che volete. Naturalmente cediamo al fascino delle slot machines, presenti in ogni angolo di Las Vegas e di tutto il Nevada (persino nei supermercati!). Dopo qualche tentativo riusciamo (al “New York”) a realizzare la combinazione vincente di tre “7” (foto) che ci fa vincere 1000 volte la posta (purtroppo solo 25c) , che sommate a qualche vincita precedente ci fa uscire vincenti per più di 300$… abbondantemente spesi in mega cene nei giorni successivi.

Lasciata al mattino presto Las Vegas, ci aspetta una delle tappe più lunghe e faticose del viaggio: l’attraversamento della Death Valley (foto). Scopriamo in quell’occasione che quello che fino a quel momento ci sembrava un caldo insopportabile, non era niente in confronto ai 50° che ci aspettavano. Vale però la pena di fare le numerose deviazioni, spesso su strade sterrate per ammirare i numerosi “point of view” della valle: Zabriskie Point, Dantes View, Devils Golf Course (foto), Badwater (foto)(il punto più basso dell’emisfero occidentale, con i suoi 86 metri sotto il livello del mare), l’Artist Drive (foto), una strada che si snoda tra rocce colorate, e l’ ”oasi” di Fornace Creek. Attraversata la lunghissima valle, ci fermiamo a Mammoth Lakes (Sierra Nevada Inn), cittadina molto frequentata in inverno dagli sciatori dove, con sorpresa la temperatura cala fino a 13°!!! Il mattino dopo passiamo il Tioga Pass (aperto solo in estate) ed entriamo nello Yosemite Park. Dopo tanto deserto finalmente ci troviamo in una splendida valle con torrenti (foto), cascate (foto), laghi (foto), e anche qualche enorme sequoia. Purtroppo il parco è un po’ sovraffollato ma riusciamo a girarlo abbastanza bene in auto, concedendoci anche qualche giretto a piedi. Mentre ci avviamo verso l’uscita del parco, un orsetto nero ci attraversa la strada. Ceniamo con un’ottima bistecca a Mariposa, dove ci fermiamo a dormire al Comfort Inn.

Il giorno dopo ci incamminiamo verso San Francisco (galleria) passando attraverso un panorama di frutteti e vigneti e centrali eoliche. Decidiamo entrare in città da nord attraverso il Golden Gate (foto), un tragitto purtroppo a pagamento. San Francisco è un città costruita su decine di colline e le strade sono molto ripide e divertenti da percorrere (foto). Andiamo subito in hotel (Holiday Inn Civic Center) a posare i bagagli e ci dirigiamo verso il quartiere di Haigh-Asbury (foto)(foto), dove è nato il movimento hippy. Assolutamente da vedere sono i numerosi negozi del quartiere, arredati in stile hippy/anni 60-70 (foto) con oggetti e souvenirs molto particolari. Un “must” è l’acquisto della maglietta a colori psichedelici nel negozio proprio all’incrocio fra le strade di Haigh e Asbury (foto). Alla sera ceniamo a base di ottimo pesce in un ristorante del Pier 39 (sito), famosissimo molo in legno con tantissimi negozi. Alla fine del molo ci sono centinaia di leoni marini stesi al sole, uno spettacolo da vedere assolutamente!(foto) Il giorno dopo andiamo a visitare Alcatraz, il celebre penitenziario in mezzo alla baia (foto). Per una gita su questa isola conviene prenotare in anticipo presso la Blue and Gold Fleet (sito) prima di partire dall’Italia, perché è molto difficile trovare posto in certi periodi dell’anno, (in alcuni casi per avere i biglietti bisogna attendere una settimana!) Tornati da Alcatraz, andiamo a mangiare in uno dei tanti ristorantini all’aperto che si trovano nella piazzetta a circa 2-300 metri sulla sinistra del Pier 39. Si possono mangiare ottimi granchi, calamari e altro pesce appena pescato e cotto al vapore sul momento. Il pomeriggio lo passiamo in giro per la città, Golden Gate, Coit Tower (foto)(bellissima la vista ma lunga la coda per arrivarci), Lombard Street (la strada più tortuosa al mondo, assolutamente da fare in auto).

Il mattino dopo ci aspetta una delle tappe più lunghe (500 km), il viaggio, lungo la costa, da San Francisco a Santa Maria. Facciamo tutta la strada costiera fermandoci decine di volte nei “point of view” a strapiombo sulla costa selvaggia (foto), molto bella ma anche molto ventosa. Memorabile è anche, dopo Monterey, la “17 Mile Drive” (a pagamento 8 $) che percorre un promontorio pieno di stupende ville fino ad arrivare alla costa, dove si trova una riserva naturale ricchissima di uccelli (foto) e un campo da golf dove pascolano tranquillamente i cervi. All’uscita ci fermiamo a Carmel, ricchissima cittadina che ha avuto come sindaco Clint Eastwood (sito), dove giriamo nelle numerosissime (e costosissime) gallerie d’arte. Da qui incomincia la parte più selvaggia del Big Sur, circa 250 Km di costa completamente deserta (foto). Ricordatevi di fare il pieno prima di entrare in questa zona, poiché l’unico distributore, a circa metà strada, fa pagare la benzina quasi il doppio di quanto costa normalmente. Avete mai visto delle mucche sulla spiaggia? Bè, lungo il Big Sur vi può capitare anche questo! Alla sera cena in un ristorante a Morro Bay con stupenda vista sulla baia e infine a letto a Santa Maria (Historic Santa Maria Inn).

Al mattino ci dirigiamo nuovamente lungo la costa e arriviamo a Santa Barbara, molto bella con il solito molo in legno da visitare (foto). Attraversiamo Malibù e arriviamo a Santa Monica, una delle più belle città californiane. Dopo qualche difficoltà a trovare un posto per l’auto, passiamo tutto il pomeriggio nei negozietti dell’isola pedonale. Dormiamo al Best Western Gateway Hotel, notte extra-tour che avevamo già prenotato in anticipo. Al mattino facciamo ancora in tempo a fare un salto a Hollywood, al Teatro Cinese, dove sul pavimento ci sono le impronte dei più grandi attori e a fare un giro lungo la “walk of fame” ad ammirare le stelle che ricordano i più grandi attori e attrici (foto). Ultimissima tappa è Venice (foto), cittadina molto bella chiamata "Venezia" a causa dei numerosi canali (foto). Purtroppo nel primo pomeriggio, dopo aver consegnato velocemente l’auto, ci aspetta l’aereo che, via Francoforte, ci riporta in Italia.


 
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